Dalla fine della Prima guerra mondiale al fascismo

arcevia01Arcevia, capoluogo di un Comune dell'entroterra anconitano con un territorio di 124 Km quadrati e formato da ben 18 frazioni, sorge nell'alta valle del fiume Misa a 535 metri di altitudine sul Monte Cischiano, uno dei primi contrafforti dell'Appennino umbro-marchigiano.

La sua popolazione complessiva attualmente supera di poco i 5300 abitantia seguito del forte esodo dalle campagne e del flusso emigratorio verso l'estero e verso le città industriali del nord, avvenuto particolarmente negli anni cinquanta e sessanta.

Nel periodo storico affrontato, la popolazione del comune oscilla tra i 12000 e i 13000 abitanti, prevalentemente diffusi tra le case sparse in aperta campagna: dal censimento del 1921 si può apprendere che i 12111 abitanti formavano 2089 nuclei familiari, di cui 881 insediati nei centri urbani del capoluogo e delle frazioni e 1208 in campagna.

La sua economia poggiava fondamentalmente sull'agricoltura, condotta a mezzadria e solo in piccola parte a conduzione diretta. Incrociando i dati dei censimenti e del catasto agrario, è possibile affermare che agli inizi degli anni trenta del Novecento gli addetti all'agricoltura rappresentavano circa il 70% della popolazione.Tra questi, in larghissima prevalenza c'erano i coloni mezzadri e i braccianti. Tra i cosiddetti possidenti, in moltissimi erano proprietari di minimi appezzamenti di terreno (inferiori ai 5 ettari) e in pochi erano proprietari di estese aziende agricole ( da 20 fino a oltre 100 ettari). I patti colonici in vigore, ivi comprese le numerose regalìe, non erano certo favorevoli ai mezzadri, che lavoravano una terra non propria, perchè essa era del padrone. Ne deriva che le condizioni di vita dei contadini durante il fascismo erano molto disagiate e che essi aspiravano a migliorare la propria situazione: la giustizia sociale era sicuramente al centro degli ideali del movimento partigiano e così è facile capire perchè alcuni contadini parteciparono direttamente alla lotta e perchè molti contadini aiutarono i partigiani a nascondersi e a procurarsi il cibo.

Altre attività economiche di un certo livello erano rappresentate dall'industria estrattiva della pietra e soprattutto dello zolfo nella vicina miniera di Cabernardi.

Diffuso pure era l'artigianato, specie nei piccoli centri di campagna: calzolai, muratori, fabbri, sarti e falegnami. Le condizioni di vita di tutte le categorie erano di marcata indigenza: infatti gran parte della popolazione era iscritta nell'elenco dei poveri.

Tutta la campagna e molti centri abitati delle frazioni erano sprovvisti di luce elettrica, di telefono, di acquedotti e di conseguenti servizi igienici. Non migliore era la situazione scolastica e prescolastica. Nelle frazioni non esisteva la scuola materna e gli alunni della scuola dell'obbligo dopo aver percorso a piedi anche dieci chilometri di strada, potevano frequentare in strutture rimediate e spesso fatiscenti fino alla terza o al massimo la quarta classe elementare.

Soltanto nel capoluogo esistevano il corso completo delle elementari, una scuola di avviamento commerciale, una scuola di arte e mestieri e una scuola materna privata. Molto diffuso pertanto era l'analfabetismo.

A fronte di questa situazione, il quadro politico-sindacale presenta, tra la fine della prima guerra mondiale e la fine delle libertà democratiche decretate dal fascismo al potere, un panorama ricco, articolato e molto animato, come testimoniano le numerose documentazioni d'archivio e le cronache del settimanale fabrianese "Il Martello". In Arcevia esistevano: la sezione del Partito Socialista Italiano e quella del Partito Repubblicano, la Lega proletaria fra mutilati, invalidi e reduci della guerra, la Lega di miglioramento tra operai, che si allarga ai contadini e alle filandaie, un Gruppo anarchico-libertario, l'Associazione contro il caro viveri. A queste si possono aggiungere la Lega tra muratori e manuali, la Lega dei fornaciai, il Circolo di Cultura Popolare e i Circoli Proletari Educativi di Palazzo, Piticchio e Ripalta. Dal giugno 1919 tutte queste associazioni avevano anche una sede fisica di riunione, elaborazione e ricreazione, denominata " Casa del Proletariato". Ingente la quantità delle iniziative consistenti in manifestazioni, comizi, stampa di manifesti, proselitismo, elaborazione di rivendicazioni e di proposte al consiglio comunale. Le ribellioni individuali contro lo sfruttamento e la disoccupazione, per migliorare le condizioni economiche e morali dei lavoratori e garantire l'esercizio dei diritti si assommavano verso una prospettiva di emancipazione collettiva, che incontra il fascino della rivoluzione sociale della Russia. L'impegno spaziava dalla necessità di riscrittura dei patti colonici alla richiesta di opere pubbliche ( come l'ampliamento dell'ospedale e la costruzione di nuove scuole), con uno sguardo lungimirante alla dimensione internazionale: le sottoscrizioni per le vittime politiche interne e per la carestia in Russia dell'ottobre 1921 coinvolgono anche gli emigranti arceviesi all'estero e il 16 ottobre dello stesso anno si svolge un grande comizio di protesta contro la feroce e ingiusta condanna inflitta negli Stati Uniti a Bartolomeo Sacco e Nicola Vanzetti. In questo clima certamente non disteso, dove operavano anche l'Associazione dei Proprietari dei Terreni, il Sindaco, i Carabinieri Reali e le Parrocchie, si inserisce la nascita del Fascio Arceviese di Combattimento, datata 13 febbraio 1921 con l'inaugurazione del gagliardetto nel successivo 21 aprile: il Fascio contava 75 iscritti e aveva sede in Corso Vittorio Emanuele, n. 6. Veramente utile per la comprensione del periodo quanto riportato in una nota alla Questura di Ancona da parte dei locali Carabinieri: "...L'Associazione è apolitica, ma i suoi dirigenti la orientano verso i principi d'ordine. Non presenta alcun pericolo per l'ordine pubblico, anzi lo difende da elementi bolscevichi. Non fa propaganda alcuna, però è bene organizzata, pronta a difendere le istituzioni nazionali e a sopraffare le prepotenze dei sovversivi". Dello stesso tenore interpretativo appare la nota analoga sulla costituzione della sottosezione fascista di Loretello del 10 febbraio 1923. Le condizioni della legalità si deteriorano velocemente fino all'instaurarsi della dittatura. Ma durante gli anni del fascismo ogni primo maggio una bandiera rossa spuntava sul Monte della Croce. aaa